Stress e conflitti sul lavoro: cosa c’è da sapere su mobbing e straining

Il mobbing e lo straining sono due forme di disagio lavorativo spesso sottovalutate, ma che possono avere effetti concreti sulla salute psicologica e fisica dei lavoratori. Nell’intervista alla dottoressa Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro, le differenze tra i due fenomeni, i segnali a cui prestare attenzione e i percorsi di tutela disponibili, con indicazioni pratiche per riconoscere e affrontare queste situazioni

Sommario

  1. Mobbing vs Straining: definizioni e differenze
  2. Segnali e rischi psicologici
  3. Percorsi di tutela e prevenzione

Nel mondo del lavoro lo stress non è sempre evidente o immediatamente riconoscibile. Spesso le pressioni quotidiane, i carichi eccessivi o le dinamiche relazionali difficili si trasformano in disagio concreto, capace di minare la salute psicologica e fisica dei lavoratori. Tra le forme più frequenti ci sono mobbing e straining, due fenomeni distinti ma altrettanto insidiosi, difficili da individuare senza una guida esperta.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro e membro dello staff del CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) di aiutarci a fare chiarezza. E ci ha spiegato che il mobbing si manifesta attraverso critiche continue, richiami ingiustificati, isolamento dai colleghi, umiliazioni o riduzione delle responsabilità, spesso con l’obiettivo implicito di spingere la persona ad abbandonare il lavoro. Lo straining, invece, deriva da una o più azioni organizzative o gestionali che producono nel tempo una condizione lavorativa gravosa e costante per il dipendente.

Questi fenomeni hanno ripercussioni fisiche evidenti: chi ne soffre può sviluppare mal di testa, tensioni muscolari, gastriti, problemi digestivi o disturbi del sonno, segnali chiari che il corpo risente dello stress prolungato. Secondo la dottoressa Cavallini, riconoscere i sintomi e acquisire consapevolezza di ciò che si sta vivendo è fondamentale. Per questo è possibile rivolgersi a figure aziendali di riferimento, consigliere di fiducia, rappresentanti dei lavoratori, psicologi del lavoro o medici del lavoro, oppure anche a supporto legale, per tutelare la propria salute e intervenire per tempo.

Mobbing vs Straining: definizioni e differenze

Il mobbing e lo straining sono in realtà due fenomeni molto diversi tra loro. Il mobbing può essere definito come una pratica vessatoria e persecutoria, più in generale come violenza psicologica continuativa e sistematica, perpetrata dal datore di lavoro, dal capo o dai colleghi nei confronti di un lavoratore o di una lavoratrice, con conseguente danno alla salute o alla dignità del lavoratore. Il suo obiettivo è generalmente quello di costringere la persona alle dimissioni o, comunque, all’allontanamento dal lavoro. Lo straining, invece, è una situazione di stress forzato sul lavoro, attuata intenzionalmente nei confronti di una o più persone - poste in situazione di inferiorità - in cui almeno un’azione ostile produce un effetto negativo duraturo sulla loro condizione lavorativa.

Segnali e rischi psicologici

Quali segnali fisici, emotivi e comportamentali dovrebbero allertare un lavoratore sulla possibile presenza di mobbing o straining, e quali rischi psicologici possono derivare se questi fenomeni non vengono affrontati?

Ci sono segnali diversi: potremmo dividere quelli che ci permettono di riconoscere il mobbing e riconoscere lo straining, e quelli che invece si producono a livello psicologico ed emotivo a fronte di questi fenomeni. I segnali di mobbing rappresentano il modo in cui questo fenomeno prende forma e si concretizza, e possono manifestarsi senza arrivare necessariamente all’aggressione fisica o verbale, che comunque può esserci e ne fa parte, attraverso critichecontrollo ossessivorichiami disciplinariisolamentoriduzione delle responsabilitàumiliazioni, lo svuotamento della propria mansione, oppure, in alcuni casi, il demansionamento vero e proprio, l’assegnazione di compiti squalificanti o eccessive forme di controllo. Questo è un po’ il quadro in cui il mobbing si colloca. Lo straining, pur essendo meno sistematico del mobbing, non è meno insidioso. Qui può bastare anche un singolo atto ostile (un trasferimento sfavorevole o un demansionamento) per generare stress forzato e prolungato. I problemi psicologici ed emotivi che derivano da queste due situazioni sono diversi, ma entrambi portano il corpo e la mente a sofferenza. Possiamo quindi osservare lo sviluppo di stress, anche cronico, vissuti di ansia, vissuti di depressionedisturbi del sonno, che sono i primi indicatori di malessere, e una serie di sintomi psicosomatici, come gastrititensioni muscolarimal di testacefalee, che ci segnalano che la situazione emotiva non viene gestita e che si manifesta sul corpo.

Percorsi di tutela e prevenzione

Quali strumenti o percorsi possono adottare i lavoratori per tutelarsi in caso di mobbing o straining? E a chi possono rivolgersi?

Dipende sicuramente dal grado di gravità della situazione. Molto spesso io trovo che le persone abbiano difficoltà anche solo a riconoscere una situazione di mobbing o di straining. In questi casi il consiglio è affidarsi, ad esempio, a professionisti che possano aiutare a riconoscere la situazione. Possono, infatti, succedere due cose: da un lato si è poco consapevoli e quindi magari non si leggono i segnali del contesto, non si pensa di vivere una certa situazione, e invece la si vive; ma succede anche il contrario, che tante volte si utilizzano parole come “mobbing” per identificare condotte che poi in realtà non sono mobbing. Questo non vuol dire che non creino disagio o malessere alla persona, ma non sono effettivamente mobbing. Quindi il primo consiglio è quello di cercare un confronto professionale con, ad esempio, uno psicologo/a del lavoro oppure, se è presente, una consigliera di fiducia, per capire se quello che si sta vivendo è effettivamente mobbing o straining. A quel punto, soprattutto nel caso del mobbing, è importante documentare gli episodi, tenendo traccia di mail, note, testimonianze e così via. Ci si può rivolgere, oltre alla consigliera di fiducia, anche a un rappresentante dei lavoratori per avere supporto da quel punto di vista. Io consiglio di fare sempre un passaggio anche con HR, quindi con le risorse umane, ove presenti, sia nel caso del mobbing sia dello straining, perché dovrebbero essere alleati e possono dare un primo consulto e un primo aiuto. Successivamente può esserci la consultazione con il medico del lavoro o con uno psicologo per valutare il grado di stress. In casi estremi, ci si può rivolgere anche ad avvocati esperti in diritto del lavoro, seguendo l’iter previsto. Quello che mi preme sottolineare è che è sempre fondamentale partire dalla consapevolezza di ciò che si sta vivendo.

Di: Viviana Franzellitti, giornalista

Argomenti correlati

Professionisti sanitariNuove competenze

News e approfondimenti che potrebbero interessarti

Vedi i contenuti

La soluzione digitale per i Professionisti Sanitari

Quotidiano Sanità Club

Contatti

Via G.Motta 6, Balerna CH
PEC: consulcesisa@legalmail.it

Social media