La quasi totalità degli italiani, il 96,7%, apprezza le Case della comunità (previste all’interno del Distretto socio-sanitario dalla riforma della sanità del territorio e nel DM71) soprattutto per la presenza, in un unico luogo, di più professionisti sanitari e per il coordinamento tra gli interventi sanitari e socio-sanitari, rispettivamente secondo il 65% e il 58%. È quanto emerso dalla survey 'La sanità che vorrei', realizzata nell’ambito dell’iniziativa Meridiano Sanità, in collaborazione con Cittadinanzattiva, alla quale ha risposto un campione di 1.119 italiani.
Case di comunità come luogo di semplificazione del percorso di cura
Se i più giovani apprezzano anche la disponibilità dei servizi 12 ore al giorno 7 giorni su 7, chi presenta delle multicronicità vede nella Casa di comunità anche un luogo di semplificazione del percorso di cura. Dalla survey, inoltre, in quanto primo punto di contatto tra la comunità e il sistema socio-sanitario, i cittadini valutano positivamente l’ampliamento delle attività in carico alle Case di comunità nella direzione di maggiore attenzione alla promozione della salute, al supporto psicologico e al sostegno per la terza età e di garanzia della multidisciplinarietà della presa in carico e dell’integrazione con le altre strutture del Ssn.
Le (poche) perplessità
Tra i pochi che mostrano alcune perplessità - risulta dall'indagine - emerge la paura che numero e collocazione delle Case della comunità non garantiscano un’effettiva prossimità dei servizi al cittadino; timore avvertito soprattutto in Lombardia, Veneto e Umbria e da chi risiede in zone rurali. Tra i più giovani, anche il timore che la concentrazione di molti servizi in un unico luogo possa generare lunghe attese nell’accesso.
Centrale la figura del medico di medicina generale
Una delle figure centrali per il cittadino è il medico di medicina generale che si prevede svolga una parte del proprio orario di lavoro all’interno delle Case di comunità, in collaborazione con gli infermieri di famiglia e gli specialisti ambulatoriali. Il medico di famiglia si conferma figura chiave per il cittadino che gli riconosce una profonda conoscenza della sua storia clinica e un grande livello di fiducia. Chi abita in una zona rurale inoltre apprezza anche la facilità di contatto e comunicazione con il proprio medico. Ambiti di miglioramento riguardano la possibilità di eseguire esami di diagnostica di primo livello e una maggiore disponibilità di orari di visita; è richiesto anche un maggior utilizzo di strumenti digitali per facilitare la comunicazione soprattutto tra gli studenti e tra coloro impossibilitati a lavorare a causa di patologie croniche. In alcune Regioni, quali ad esempio il Friuli-Venezia Giulia, la Basilicata e la Sicilia, si rileva una richiesta di un maggior utilizzo della telemedicina.