Quando chi cura ha bisogno di aiuto: come riconoscere e sostenere un collega in burnout

Il BMJ invita la comunità medica a un cambio di cultura: il benessere dei professionisti è parte integrante della sicurezza dei pazienti. Dalle linee guida del GMC al metodo delle “3 L” (Look, Listen, Link) esperti e clinici spiegano come intervenire con empatia e responsabilità quando un collega mostra segni di stress o esaurimento.

Sommario

  1. Il metodo delle “3 L”: Look, Listen, Link
  2. Ascolto ed empatia: due strumenti potenti
  3. Quando serve intervenire
  4. Non trarre conclusioni affrettate
  5. Creare una cultura del benessere
  6. Punti chiave per aiutare un collega in difficoltà

La pressione, i turni estenuanti e la responsabilità clinica rendono il burnout e lo stress cronico sempre più diffusi tra i professionisti della salute. Secondo il General Medical Council (GMC), quasi un quarto dei medici (23%) ha dovuto prendersi un periodo di pausa dal lavoro a causa dello stress nell’ultimo anno. Di fronte a questo scenario, il British Medical Journal (BMJ) propone strategie concrete per riconoscere e sostenere i colleghi in difficoltà, tutelando al tempo stesso la sicurezza dei pazienti.

Sue Carr, vicedirettrice medica del GMC, sottolinea che il benessere del medico e la sicurezza del paziente sono strettamente collegati. “Se la salute di un collega influisce sulla sua pratica clinica,” afferma, “è necessario agire: incoraggiarlo a chiedere aiuto, supportarlo nel ridurre i carichi di lavoro o segnalare la situazione se necessario.” Offrire un sostegno pratico, anche temporaneo, può fare la differenza tra un collega che affronta da solo una crisi e uno che riesce a lavorare in sicurezza mentre riceve aiuto.

La psichiatra Joanna Bredski (BMA Scotland) suggerisce un approccio semplice e umano per riconoscere e aiutare un collega in difficoltà:
Look – Listen – Link.

  • Look: osservare con attenzione eventuali cambiamenti di comportamento, tono o partecipazione. Se qualcosa non torna, chiedere con gentilezza se va tutto bene.
  • Listen: ascoltare davvero, senza giudicare né cercare soluzioni immediate. Spesso chi soffre ha solo bisogno di essere ascoltato.
  • Link: incoraggiare il collega a coinvolgere persone di fiducia (familiari, amici, responsabili) o a rivolgersi a servizi professionali di supporto, come l’NHS Practitioner Health Service, specializzato nell’aiuto a medici con burnout o difficoltà psicologiche.

“Sostenere i colleghi è parte integrante della nostra responsabilità professionale,” spiega Bredski.
“E ricordiamoci di prenderci cura anche di noi stessi.”

Ascolto ed empatia: due strumenti potenti

Per la dottoressa Patrice Baptiste, medico di base e autrice del contributo, le due azioni più efficaci sono ascoltare ed essere empatici.
Un collega in difficoltà può manifestarlo in modi sottili — ritardi, distrazione, errori ricorrenti, calo di motivazione.
In questi casi, la cosa più utile non è dare consigli, ma creare uno spazio sicuro in cui la persona possa parlare senza timore di essere giudicata.
“Solo sentendosi davvero ascoltato,” scrive Baptiste, “un professionista può iniziare a elaborare il proprio disagio.”

Quando serve intervenire

La consulente medico-legale Kathryn Leask (MDU) ricorda che il sostegno non deve escludere la responsabilità professionale. Se un collega mostra segnali di compromissione clinica o emotiva che potrebbero mettere a rischio la sicurezza dei pazienti, è necessario incoraggiarlo a chiedere aiuto e, se la situazione non migliora, segnalare la preoccupazione a un superiore di fiducia.

“Agire per tempo,” afferma Leask, “può prevenire incidenti e proteggere sia il collega sia i pazienti.” In casi estremi, il GMC raccomanda di seguire le procedure ufficiali di segnalazione, garantendo un approccio sensibile e rispettoso.

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Non trarre conclusioni affrettate

Anche gli studenti di medicina vivono pressioni importanti. La studentessa Korianne Muya invita a non giudicare ma a parlare, osservare e monitorare: “Ognuno affronta le difficoltà in modo diverso. È importante offrire ascolto e, se necessario, coinvolgere i servizi di supporto dell’università o del luogo di lavoro.”

Creare una cultura del benessere

Il messaggio centrale dello studio è chiaro: la cura dei colleghi è parte della cura dei pazienti. Promuovere ambienti di lavoro dove la vulnerabilità non è vista come debolezza ma come parte dell’esperienza umana significa prevenire burnout, errori e abbandoni professionali. Come conclude il BMJ, “empatia e vigilanza devono andare di pari passo.”

Punti chiave per aiutare un collega in difficoltà

  • Osserva i segnali di stress o cambiamento;
  • Ascolta senza giudicare né interrompere;
  • Collega la persona a risorse di supporto (servizi interni, counselling, NHS Practitioner Health);
  • Agisci se ci sono rischi per la sicurezza dei pazienti;
  • Coltiva empatia e promuovi una cultura di benessere collettivo.

Supportare un collega in difficoltà non è solo un gesto umano: è un atto di responsabilità professionale e di cura reciproca. La salute mentale dei professionisti sanitari è una risorsa preziosa per tutto il sistema. Come ricorda il BMJ, “ogni volta che sosteniamo un collega, rendiamo più forte l’intera équipe e più sicuro il nostro ambiente di cura.”

Di: Cristina Saja, giornalista e avvocato - quotidianosanita.it

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