La pressione, i turni estenuanti e la responsabilità clinica rendono il burnout e lo stress cronico sempre più diffusi tra i professionisti della salute. Secondo il General Medical Council (GMC), quasi un quarto dei medici (23%) ha dovuto prendersi un periodo di pausa dal lavoro a causa dello stress nell’ultimo anno. Di fronte a questo scenario, il British Medical Journal (BMJ) propone strategie concrete per riconoscere e sostenere i colleghi in difficoltà, tutelando al tempo stesso la sicurezza dei pazienti.
Sue Carr, vicedirettrice medica del GMC, sottolinea che il benessere del medico e la sicurezza del paziente sono strettamente collegati. “Se la salute di un collega influisce sulla sua pratica clinica,” afferma, “è necessario agire: incoraggiarlo a chiedere aiuto, supportarlo nel ridurre i carichi di lavoro o segnalare la situazione se necessario.” Offrire un sostegno pratico, anche temporaneo, può fare la differenza tra un collega che affronta da solo una crisi e uno che riesce a lavorare in sicurezza mentre riceve aiuto.
Il metodo delle “3 L”: Look, Listen, Link
La psichiatra Joanna Bredski (BMA Scotland) suggerisce un approccio semplice e umano per riconoscere e aiutare un collega in difficoltà:
Look – Listen – Link.
- Look: osservare con attenzione eventuali cambiamenti di comportamento, tono o partecipazione. Se qualcosa non torna, chiedere con gentilezza se va tutto bene.
- Listen: ascoltare davvero, senza giudicare né cercare soluzioni immediate. Spesso chi soffre ha solo bisogno di essere ascoltato.
- Link: incoraggiare il collega a coinvolgere persone di fiducia (familiari, amici, responsabili) o a rivolgersi a servizi professionali di supporto, come l’NHS Practitioner Health Service, specializzato nell’aiuto a medici con burnout o difficoltà psicologiche.
“Sostenere i colleghi è parte integrante della nostra responsabilità professionale,” spiega Bredski.
“E ricordiamoci di prenderci cura anche di noi stessi.”
Ascolto ed empatia: due strumenti potenti
Per la dottoressa Patrice Baptiste, medico di base e autrice del contributo, le due azioni più efficaci sono ascoltare ed essere empatici.
Un collega in difficoltà può manifestarlo in modi sottili — ritardi, distrazione, errori ricorrenti, calo di motivazione.
In questi casi, la cosa più utile non è dare consigli, ma creare uno spazio sicuro in cui la persona possa parlare senza timore di essere giudicata.
“Solo sentendosi davvero ascoltato,” scrive Baptiste, “un professionista può iniziare a elaborare il proprio disagio.”
Quando serve intervenire
La consulente medico-legale Kathryn Leask (MDU) ricorda che il sostegno non deve escludere la responsabilità professionale. Se un collega mostra segnali di compromissione clinica o emotiva che potrebbero mettere a rischio la sicurezza dei pazienti, è necessario incoraggiarlo a chiedere aiuto e, se la situazione non migliora, segnalare la preoccupazione a un superiore di fiducia.
“Agire per tempo,” afferma Leask, “può prevenire incidenti e proteggere sia il collega sia i pazienti.” In casi estremi, il GMC raccomanda di seguire le procedure ufficiali di segnalazione, garantendo un approccio sensibile e rispettoso.
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Non trarre conclusioni affrettate
Anche gli studenti di medicina vivono pressioni importanti. La studentessa Korianne Muya invita a non giudicare ma a parlare, osservare e monitorare: “Ognuno affronta le difficoltà in modo diverso. È importante offrire ascolto e, se necessario, coinvolgere i servizi di supporto dell’università o del luogo di lavoro.”
Creare una cultura del benessere
Il messaggio centrale dello studio è chiaro: la cura dei colleghi è parte della cura dei pazienti. Promuovere ambienti di lavoro dove la vulnerabilità non è vista come debolezza ma come parte dell’esperienza umana significa prevenire burnout, errori e abbandoni professionali. Come conclude il BMJ, “empatia e vigilanza devono andare di pari passo.”
Punti chiave per aiutare un collega in difficoltà
- Osserva i segnali di stress o cambiamento;
- Ascolta senza giudicare né interrompere;
- Collega la persona a risorse di supporto (servizi interni, counselling, NHS Practitioner Health);
- Agisci se ci sono rischi per la sicurezza dei pazienti;
- Coltiva empatia e promuovi una cultura di benessere collettivo.
Supportare un collega in difficoltà non è solo un gesto umano: è un atto di responsabilità professionale e di cura reciproca. La salute mentale dei professionisti sanitari è una risorsa preziosa per tutto il sistema. Come ricorda il BMJ, “ogni volta che sosteniamo un collega, rendiamo più forte l’intera équipe e più sicuro il nostro ambiente di cura.”