La ricerca sull’autismo ha storicamente concentrato l’attenzione sull’infanzia e l’adolescenza, lasciando in gran parte inesplorato il profilo di salute degli adulti autistici in mezza età o anziani. Secondo un’analisi pubblicata su Nature, questa lacuna rappresenta un ostacolo significativo alla comprensione dei processi di invecchiamento nell’autismo e dei loro effetti sulla salute fisica e mentale.
Un’analisi globale di dati demografici su oltre 200 paesi ha stimato che il numero di persone autistiche di età ≥ 70 anni è passato da circa 894.700 nel 1990 a quasi 2,5 milioni nel 2021, con una proiezione di crescita fino a 5,1 milioni entro il 2040. Questo aumento deriva principalmente da crescita demografica, maggiore consapevolezza diagnostica e ampliamento dei criteri diagnostici che hanno incluso gli adulti.
La scarsità di studi sull'invecchiamento delle persone con autismo
La letteratura scientifica riflette un forte sbilanciamento: solo lo 0,4 % degli studi sull’autismo dagli anni 2012 include adulti in età media o avanzata, e tra il 1980 e il 2021 sono stati pubblicati oltre 40.200 articoli su autismo in età evolutiva ma soltanto 174 su autismo in età avanzata.
I dati disponibili suggeriscono che gli adulti autistici over 65 presentano tassi più elevati di disturbi dell’umore, epilessia, disturbi gastrointestinali e patologie correlate all’invecchiamento (osteoporosi, malattie cardiovascolari, Parkinson e demenza) rispetto ai coetanei neurotipici. In uno studio di coorte con quasi 5.000 adulti autistici e 46.850 neurotipici, un ampio spettro di condizioni è risultato più prevalente nella popolazione autistica.
Un analisi ancora più ampia su ~90 milioni di cartelle cliniche, incluse 114.582 persone autistiche, ha evidenziato che fino al 35 % degli individui autistici sopra i 64 anni ha una diagnosi di demenza, contro circa il 10 % nella popolazione generale.
Inoltre, indagini non ancora pubblicate indicano che la probabilità di sviluppare sintomi associati alla malattia di Parkinson può essere fino a tre volte maggiore tra adulti autistici rispetto alla popolazione generale.
Interpretazione dei profili neurologici
Studi di neuroimaging in gruppi di adulti autistici e neurotipici (40–70 anni) hanno mostrato che alcuni circuiti neuronali in soggetti autistici subiscono minori modificazioni legate all’età rispetto ai controlli, suggerendo l’assenza di un’accelerazione uniforme dell’invecchiamento cerebrale. Tuttavia, nello stesso campione sono state osservate sottopopolazioni con declino mnestico accelerato, indicando un’elevata eterogeneità individuale nelle traiettorie cognitive.
L’articolo evidenzia che molte persone autistiche in età adulta non sono mai state diagnosticate in gioventù e che i criteri diagnostici si sono evoluti solo di recente per includere adeguatamente gli adulti. La carenza di diagnosi precoci complica il reclutamento in studi longitudinali e limita la comprensione dei meccanismi associati all’invecchiamento nell’autismo.
Gli autori sottolineano che la componente di rischio per patologie tipiche dell’invecchiamento, la variabilità individuale nei profili cognitivi e le limitate evidenze longitudinali richiedono un deciso ampliamento della ricerca. Incrementare studi clinici, epidemiologici e neuroscientifici su popolazioni autistiche adulte è essenziale per identificare processi salutari specifici, fattori di rischio modificabili e strategie di supporto clinico mirate lungo l’intero arco della vita.