“Valorizzare la professione medica, assumere nuove risorse mediche e infermieristiche, riorganizzare la medicina territoriale e, soprattutto, mettere una visione strutturale nel Servizio sanitario nazionale”. Sono questi i punti principali della “strategia” avviata per riprendere e potenziare il Ssn in maniera da avere un “impatto diretto anche sulla riduzione delle liste d’attesa”, elencati nel corso di un question time alla Camera dei Deputati al quale ha risposto l’On. Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), Vicepresidente della XII Commissione (Affari Sociali).
“La sanità che abbiamo trovato è ingolfata”
Per l’Onorevole Zanella il Covid “ha mostrato le debolezze di un sistema disorganizzato e spesso lontano dall’art. 32 della Carta costituzionale”. Ma se “la sanità che abbiamo trovato è ingolfata” non è per colpa della pandemia: “Le lunghe attese e le rinunce dei cittadini sono il sintomo di un sistema che ha nelle sue cause la disorganizzazione. È qui che interverremo”.
“Nel Milleproroghe – continua l’Onorevole - abbiamo stanziato 380 milioni per tagliare le liste d’attesa mentre lavoriamo per una riforma del sistema. Fatemi dire che è inaccettabile che ci siano Regioni che hanno già impegnato questi fondi e altre che restano invischiate in ritardi, lungaggini e giri di parole”.
“Attivato tavolo di monitoraggio su prestazioni non erogate”
Le problematiche relative ai tempi di attesa si sono “acuite durante il periodo pandemico”, rendendo “molto più critico per i cittadini l’accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche. Presso la competente direzione generale del Ministero della salute è stato attivato un tavolo di monitoraggio che ha seguito costantemente lo stato di avanzamento delle attività di recupero delle prestazioni non erogate. Le Regioni/PA sono state invitate a formulare e rimodulare specifici Piani Operativi di intervento”.
E sebbene “non tutte le regioni nel 2022 abbiano azzerato le liste d’attesa generatesi, il finanziamento e il supporto tecnico del Ministero hanno permesso di recuperare prestazioni che, se non fossero state soddisfatte con gli strumenti straordinari adottati, si sarebbero sommate ai nuovi bisogni di prestazioni del periodo post-critico, rendendo definitivamente disfunzionale il sistema di offerta. Concluso il monitoraggio previsto”, le regioni “che non abbiano ancora azzerato le liste potranno continuare ad avvalersi di specifiche misure di finanziamento per proseguire le attività di recupero e per intervenire ulteriormente sulle liste d’attesa”. Per tale finalità, il Ministero della salute ha “invitato le regioni a condurre un aggiornamento delle liste d’attesa” e a “implementare i processi di valutazione dell’appropriatezza prescrittiva nell’ottica di proseguire le attività di affiancamento, supporto e monitoraggio degli adempimenti e dei risultati conseguiti dalle regioni”.
Il ruolo della farmacia dei servizi
Un particolare sforzo, “promosso nella direzione di aumentare la capacità di offerta del Ssn e consentire al cittadino un maggiore accesso alle prestazioni sanitarie”, è rappresentato dalla farmacia dei servizi, “un impianto normativo grazie al quale le farmacie territoriali garantiscono prestazioni sia di prevenzione (screening, vaccinazioni) sia di diagnosi sia di supporto alle terapie. Sono, altresì, garantiti servizi cognitivi (alimentazione del fascicolo sanitario elettronico) e prestazioni in telemedicina. Tale attività è attualmente in fase di sviluppo e implementazione (oltre che di monitoraggio)”.
Rientrano infine “tra gli impegni assunti con il vigente Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa e monitorati dall’Osservatorio, la definizione e l’applicazione da parte delle Regioni dei ‘percorsi di tutela’ ovvero l’attivazione di modalità alternative di accesso alle prestazioni nel caso in cui al cittadino non possa essere assicurata la prestazione entro i limiti previsti dalla Regione”, ha concluso l’Onorevole.
Ricciardi (Commissione Affari Sociali): “Recente intervento su medici in formazione specialistica ha portata innovativa”
“Rispondere al presente question time mi offre l’occasione per sottolineare la portata innovativa del recente intervento normativo per quanto attiene i medici in formazione specialistica, di cui al decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34, attualmente in fase di conversione. Le norme portate avanti da questo Ministero – ha spiegato l’Onorevole Marianna Ricciardi (Movimento 5 Stelle), della XII Commissione (Affari Sociali), nel corso di un question time alla Camera dei Deputati – si pongono l’obiettivo di superare le criticità del Ssn ricollegate alla carenza di personale ed essenzialmente dovute a una scarsa attrattività del Ssn stesso. Nonostante negli ultimi anni, infatti, si sia provveduto a incrementare il numero di contratti di formazione specialistica, è stata riscontrata su tutto il territorio nazionale una scarsa partecipazione ai relativi concorsi”. Da qui la necessità del “recente intervento normativo, con il quale sono state introdotte misure volte a garantire un inserimento graduale e strutturale dei medici in formazione specialistica nel Ssn”.
Al riguardo, l’Onorevole Ricciardi segnala “la modifica dell’art. 1, comma 548-bis, della legge di bilancio per il 2019, con la quale è stata inserita a regime la possibilità per le aziende e gli enti del Ssn di assumere con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, con orario a tempo parziale in ragione delle esigenze formative, coloro che, a partire dal terzo anno del corso di formazione specialistica regolarmente iscritti si siano utilmente collocati nella graduatoria separata in esito alle procedure concorsuali per l’accesso alla dirigenza del ruolo sanitario”. Questa misura, non più limitata alla fine del 2025, “consentirà di fidelizzare i medici in formazione specialistica al Ssn, strutturandoli il prima possibile all’interno delle aziende e degli enti facenti parte delle reti formative, e favorirà, altresì, il necessario trasferimento generazionale di competenze e abilità tra professionisti. La previsione di tale istituto a regime – ha spiegato ancora l’Onorevole –, congiuntamente alle modifiche apportate allo stesso comma 548 bis”, il quale consentiva “la proroga del contratto a tempo determinato per una sola volta fino al conseguimento del titolo di formazione medica specialistica e comunque per un periodo non superiore a dodici mesi” contribuiranno ad assicurare “un più ampio utilizzo dell’istituto su tutto il territorio nazionale, laddove ne ricorrano i presupposti.
“Fare attenzione alle strutture di emergenza-urgenza”
L’Onorevole Ricciardi ha poi spiegato che “una particolare attenzione” deve essere dedicata alle strutture di emergenza-urgenza, che “ad oggi risultano particolarmente interessate dalla carenza di personale, in ragione dei notevoli carichi di lavoro, del rischio legato alle aggressioni e al burn-out nonché dell’elevato livello di responsabilità, quali elementi che determinano la scarsa attrattività dell’impiego in pronto soccorso”. Anche in tal caso, il contributo dei medici in formazione specialistica (i quali tuttavia “non possono in nessun caso essere considerati sostitutivi del personale strutturato”), costituisce una “risorsa fondamentale che l’intervento normativo portato avanti dal Ministero della salute ha senz’altro voluto valorizzare, mediante l’introduzione di norme speciali, temporalmente limitate, che derogano alla disciplina vigente”. L’Onorevole del M5S conclude rassicurando “gli Onorevoli interroganti che le questioni sollevate in questa sede sono state opportunamente affrontate nell’ambito della riforma in materia di salute portata avanti con il citato decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34”.