Manifesto “Medici e Pace” della FNOMCeO: la medicina si fa impegno civile per difendere diritti e dignità

Contro ogni negazione della vita, il Manifesto “Medici e Pace”, approvato a Perugia dalla FNOMCeO, riafferma il valore dei sistemi sanitari pubblici e universalistici e il diritto alla cura per tutti, sempre e in ogni circostanza

Sommario

  1. La medicina come linguaggio di pace
  2. Quando chi cura diventa l’obiettivo di attacchi
  3. Sicurezza dei sanitari e il simbolo di Perugia-Assisi
  4. Il sostegno internazionale e MSF Italia
  5. Il decalogo dei 10 principi del Manifesto “Medici e Pace”

In tempi di conflitti crescenti e tensioni diffuse, i medici italiani presentano una dichiarazione per la pace, consegnandolo simbolicamente nelle mani del custode del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, Fra Marco Moroni. «Essere medici oggi significa assumersi una responsabilità storica, costituzionale ed europea: custodire i diritti, sollevare la sofferenza, difendere la dignità umana, costruire pace ogni giorno», si legge nel Manifesto “Medici e Pace”, approvato dal Comitato centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO). Il documento è stato sottoscritto a Perugia, in occasione del convegno “Curare senza paura”, dedicato alla Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari. Dalla guerra in corsia, negli ambulatori e nei pronto soccorso, fino ai conflitti che colpiscono l’Occidente – tra i quattro anni di guerra in Ucraina, le violenze senza tregua a Gaza e in Cisgiordania, e la recente escalation dopo l’aggressione del 28 febbraio all’Iran da parte di Usa e Israele – «siamo sull’orlo di un abisso a causa di questa guerra in Medio Oriente che ci rende tutti più fragili e insicuri», afferma il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli.

La medicina come linguaggio di pace

“In tempo di pace come in tempo di guerra” recitava il Codice di Deontologia medica, sottolineando il dovere del medico di curare tutti senza discriminazioni. Il Manifesto della FNOMCeO ricorda che “curare in guerra non significa accettarla”, ma significa opporsi alla logica del conflitto, affermando che ogni persona resta titolare di diritti e dignità anche in situazioni di violenza. Ogni intervento medico rappresenta di per sé un impegno per la pace, curare senza discriminare significa contrastare le disuguaglianze che alimentano il conflitto e promuovere la salute rafforza la democrazia. I sistemi sanitari a vocazione universalistica sono descritti come infrastrutture di pace, perché rendono i diritti reali, quotidiani e condivisi, mentre la guerra rappresenta la negazione della pace, dei diritti e della dignità umana.

Quando chi cura diventa l’obiettivo di attacchi

«Ogni atto medico – afferma il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli – è un atto di pace. Perché la guerra distrugge ciò che la medicina difende: nega la dignità della persona, colpisce ospedali, trasforma i luoghi della cura in bersagli. Quando un ospedale viene bombardato o un medico ucciso mentre presta soccorso, non si tratta solo di violazione del diritto internazionale: è una ferita all’umanità intera». «Noi medici non possiamo restare neutrali di fronte alla negazione della vita. Ecco perché presentiamo il Manifesto “Medici e Pace”: non come atto retorico ma come dichiarazione di responsabilità. Riaffermiamo che la Professione non può essere separata dalla difesa della dignità umana, che chi cura non può mai essere bersaglio, e che i sistemi sanitari pubblici e universalistici sono vere infrastrutture di pace. Farlo qui, in questa terra che parla al mondo di fraternità, significa assumere un impegno oltre la cronaca e oltre l’emergenza: la medicina non è solo scienza, è coscienza; la cura non è solo tecnica, è relazione; la pace non è solo un auspicio, è una responsabilità».

Sicurezza dei sanitari e il simbolo di Perugia-Assisi

Il manifesto sottolinea che la sicurezza degli operatori sanitari è fondamentale per garantire assistenza continua e di qualità, collegando la tutela dei medici alla democrazia stessa. Questo principio è strettamente legato alla Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari, istituita dalla FNOMCeO il 17 febbraio per ricordare e contrastare gli episodi di aggressione e intimidazione subiti da medici, infermieri e personale sanitario. La Giornata nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere una cultura della prevenzione e della sicurezza negli ambienti sanitari e ribadire che curare senza paura è una condizione essenziale per la tutela della salute e della democrazia.

La presentazione del manifesto a Perugia e il riferimento ad Assisi richiamano una tradizione culturale europea legata a dialogo, solidarietà e responsabilità civile: la figura di Francesco d’Assisi, a ottocento anni dalla sua morte, rappresenta un messaggio universale di rispetto della vita, tutela dei più fragili e rifiuto della violenza come strumento di relazione tra persone e popoli. In questo contesto, il manifesto afferma che la cura non è solo una pratica professionale, ma un vero impegno civile per difendere dignità e diritti umani.

Il sostegno internazionale e MSF Italia

Il Manifesto “Medici e Pace” riceve consenso sia a livello nazionale che internazionale: la presidente di Medici Senza Frontiere (MSF) Italia, Sara Minardi, in una lettera inviata al presidente FNOMCeO Filippo Anelli, sottolinea che: “Siamo al fianco dei medici italiani nel riaffermare che la tutela della salute e dei diritti umani è prioritaria, e che la sicurezza degli operatori sanitari è essenziale per garantire assistenza continua in tutti i contesti, anche quelli di conflitto. La cura è un linguaggio universale che unisce le persone e promuove la pace, evidenziando che la tutela della salute e dei diritti umani è prioritaria e che la sicurezza degli operatori sanitari è essenziale per garantire assistenza continua anche in contesti di conflitto”.

Il decalogo dei 10 principi del Manifesto “Medici e Pace”

Il cuore del documento è costituito da una serie di impegni che collegano la pratica medica alla tutela dei diritti umani e alla costruzione della pace.

Sette sono i punti sui quali i medici si impegnano:

  1. Riconoscono nei diritti fondamentali e nelle Costituzioni il fondamento della pace;
  2. Difendono il diritto alla salute come diritto umano ed europeo;
  3. Sostengono sistemi sanitari pubblici, solidali e universalistici;
  4. Tutelano i pazienti più fragili in ogni contesto;
  5. Chiedono il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, inclusa la protezione effettiva degli operatori sanitari;
  6. Rifiutano la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti;
  7. Testimoniano, con la scienza e con l’etica, che la cura è un linguaggio universale.

A questi si aggiungono tre affermazioni finali – sulla cura quale impegno civile, sulla difesa della dignità umana a fondamento della pace e sull’assunzione di responsabilità dei medici quali custodi dei diritti e costruttori di pace – che insieme ai sette punti costituiscono un vero e proprio decalogo: dieci principi che guidano l’azione dei medici italiani a favore della salute, della dignità e della convivenza pacifica.

Di: Viviana Franzellitti, giornalista

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