CBD verso il riconoscimento come “nuovo alimento”: l’EFSA fissa una soglia di sicurezza provvisoria

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare indica un livello prudenziale di assunzione pari a 0,0275 mg per chilo di peso corporeo al giorno. Restano però lacune nei dati scientifici su effetti a lungo termine e su alcune categorie di popolazione. Padovani (Federfarma Verona): “È una sostanza non psicoattiva, ma gli studi arrivano solo fino a un certo punto”.

Sommario

  1. Come agisce il CBD e quali effetti vengono attribuiti alla sostanza
  2. Integratori alimentari e categorie per cui la sicurezza non è ancora definita
  3. I dubbi sulla sicurezza e il richiamo alla prudenza

La Commissione europea ritiene che il CBD possa essere qualificato come “nuovo alimento” purché soddisfi le condizioni previste dalla normativa comunitaria sui cosiddetti novel food. In questo contesto l’attenzione degli organismi scientifici europei si è concentrata soprattutto sulla sicurezza di questa sostanza, derivata dalla pianta di canapa.

Il gruppo di esperti su nutrizione, nuovi alimenti e allergeni alimentari dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha infatti pubblicato una dichiarazione aggiornata in cui stabilisce un livello provvisorio di assunzione sicura. Il valore indicato è di 0,0275 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, pari a circa 2 milligrammi al giorno per un adulto di 70 chilogrammi. Si tratta tuttavia di una soglia prudenziale. Quando le evidenze scientifiche sono ancora incomplete, l’EFSA può infatti indicare livelli temporanei di sicurezza che includono anche un ulteriore margine cautelativo, definito “fattore di incertezza”, con l’obiettivo di proteggere la salute dei consumatori mentre la ricerca scientifica continua ad accumulare dati.

Come agisce il CBD e quali effetti vengono attribuiti alla sostanza

Il CBD, o cannabidiolo, deriva dalla pianta della canapa, appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, che comprende diverse varietà con caratteristiche e concentrazioni differenti di principi attivi. Alcune sostanze derivate dalla canapa sono già impiegate in ambito terapeutico in contesti specifici, ad esempio in alcune terapie antidolorifiche o nella gestione della sindrome di Tourette.

Il CBD, tuttavia, presenta caratteristiche diverse: “È una sostanza legale e non è psicoattiva – spiega Gianmarco Padovani, vicepresidente di Federfarma Verona –. Ha un’azione che possiamo definire farmacologica perché agisce su alcuni sistemi neurochimici, come la serotonina e i recettori GABAergici".

Secondo Padovani, proprio questa azione spiegherebbe perché la molecola venga associata a effetti di rilassamento: "Fondamentalmente favorisce il rilassamento, allevia stati di ansia e di stress e sembra poter migliorare la qualità del sonno e lenire il dolore”. Tuttavia, Padovani invita a usare cautela nel descrivere questi effetti. “Ho usato volutamente il termine 'sembra', perché questo è il punto più importante: gli studi arrivano fino a un certo punto”. Oltre quella soglia, sottolinea, non esistono ancora certezze scientifiche definitive: “Superata una determinata quantità non abbiamo dati sufficienti per dire con certezza che non vi siano rischi”.

Proprio per questo, ricorda Padovani, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha fissato un livello prudenziale di assunzione: “Il livello considerato sicuro è di circa 2 milligrammi al giorno per un uomo di 70 chili, cioè circa 0,0275 milligrammi per chilo di peso corporeo”. Una soglia che, precisa, include anche un margine di sicurezza legato alle incertezze ancora presenti nella ricerca scientifica.

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Integratori alimentari e categorie per cui la sicurezza non è ancora definita

Il livello di sicurezza indicato dagli esperti europei riguarda esclusivamente alcune specifiche formulazioni. In particolare, la soglia provvisoria si applica agli integratori alimentari contenenti CBD con purezza almeno del 98%, privi di nanoparticelle e ottenuti attraverso processi di produzione considerati sicuri, per i quali sia stata esclusa anche la genotossicità. Questo significa che la valutazione non si estende automaticamente a tutti i prodotti presenti sul mercato.

Inoltre l’EFSA ha evidenziato che, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile stabilire la sicurezza del CBD per alcune categorie di persone: tra queste i soggetti di età inferiore ai 25 anni, le donne in gravidanza o in allattamento e le persone che assumono terapie farmacologiche. Restano inoltre diverse lacune nei dati scientifici, già segnalate in una precedente dichiarazione del 2022. Gli scienziati stanno valutando in particolare i possibili effetti della sostanza su diversi sistemi dell’organismo, tra cui quello epatico, endocrino, nervoso e riproduttivo. Sarà quindi compito delle aziende che richiedono l’autorizzazione come nuovo alimento fornire ulteriori studi e dati tossicologici che permettano di completare la valutazione del rischio e chiarire i margini di sicurezza.

I dubbi sulla sicurezza e il richiamo alla prudenza

La mancanza di dati scientifici definitivi invita comunque a mantenere un approccio prudente. La storia della farmacologia, infatti, mostra diversi casi di sostanze inizialmente considerate sicure e successivamente rivalutate alla luce di nuove evidenze. Negli anni Sessanta è rimasto noto il caso della Talidomide, ma anche in tempi più recenti alcuni farmaci sono stati prima commercializzati su larga scala e poi ritirati o sottoposti a restrizioni. Tra gli esempi più citati vi sono la Ranitidina oppure la Nimesulide, che in diversi Paesi è stata limitata o oggetto di provvedimenti regolatori.

Questi precedenti mostrano come una sostanza immessa sul mercato sulla base delle conoscenze disponibili possa rivelare, con il passare degli anni, effetti indesiderati non emersi nelle prime fasi di studio. Nel caso del CBD, tra gli aspetti che richiedono ulteriori approfondimenti vi è la possibile epatotossicità, cioè l’eventuale impatto sul fegato. Gli studi disponibili sono ancora limitati e non consentono di definire con precisione gli effetti nel lungo periodo o in specifiche categorie di popolazione. Proprio per questo motivo le autorità europee stanno richiedendo ulteriori dati tossicologici e clinici prima di procedere a una valutazione definitiva della sostanza come nuovo alimento, mantenendo nel frattempo un approccio basato sulla cautela scientifica.

Di: Arnaldo Iodice, giornalista

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