Nel percorso assistenziale delle donne con malattie rare, un ruolo concreto può essere assunto anche dalle ostetriche, in un’attività che va oltre l’assistenza ostetrico-ginecologica tradizionale. Questa figura professionale può non solo accompagnare gravidanza e parto, ma intercettare segnali di fragilità, coordinarsi con gli specialisti e garantire continuità tra ospedale e territorio.
Accanto alla donna, spesso ci sono caregiver familiari schiacciati da un carico emotivo e organizzativo enorme: in questo caso L’ostetrica può offrire ascolto, educazione sanitaria e orientamento ai servizi, in modo da diventare un punto di riferimento stabile.
Restano però lacune formative e organizzative che limitano questo potenziale. Senza percorsi dedicati e riconoscimento formale del ruolo, il contributo dell’ostetrica rischia di rimanere parziale proprio dove servirebbe di più.
Ne abbiamo parlato con Silvia Vaccari, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica.