"La Ue dovrebbe sviluppare un metodo condiviso per misurare le prestazioni dei sistemi sanitari, fissando standard minimi comuni di solidità. Inoltre, dovrebbe utilizzare le economie di scala della ricerca e delle conoscenze nel campo delle malattie non trasmissibili e implementare meccanismi di sorveglianza delle malattie e di consolidamento delle conoscenze scientifiche". È questa una delle raccomandazioni che emerge dalla IV edizione dell’ Healthcare Report ‘ Sanità pubblica europea: un sistema unico per la salute dei cittadini dopo l’ esperienza della pandemia di Covid-19’ , pubblicata da Bff Banking Group. Il rapporto, commissionato da Bff a Fondazione Farmafactoring, ha analizzato e confrontato i sistemi sanitari di diversi Paesi Ue: Italia, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna.
"La convergenza dei sistemi sanitari verso un paradigma di integrazione internazionale è improbabile - sottolinea il report - perché i costi per i bilanci nazionali sarebbero troppo elevati. Piuttosto che a un paradigma di integrazione, gli Stati membri sono favorevoli a un sistema di cooperazione. Tuttavia, date le minacce comuni, è auspicabile lo sviluppo di strategie condivise a livello Ue".
“Stati membri dovrebbero impegnarsi per costruire partenariati sanitari aperti a tutti”
"Gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a fondo nella costruzione di partenariati sanitari aperti a tutti, garantendo la coerenza e la non sovrapposizione tra piccoli progetti e programmi diversi e disgiunti, con particolare attenzione alla misurazione delle disuguaglianze nell’ accesso all’ assistenza sanitaria. La ricerca sanitaria interdisciplinare è fondamentale per affrontare l’ impatto dell’ invecchiamento sulla domanda e sull’ accesso alla salute in Europa, e il numero in rapida crescita di persone affette da patologie mentali", suggerisce il rapporto.
“Manca infrastruttura Ue su dati”
Dal report emerge che "l’ epidemia di Covid-19 ha reso evidente che l’ Ue manca di un’ infrastruttura dedicata ai dati sanitari, che sia coerente in termini di disponibilità e comparabilità degli stessi. Si riscontra una forte necessità di un’ organizzazione centrale per la gestione dei dati sanitari a livello europeo, compresi i dati sulla salute pubblica interpretati nel senso più ampio del termine e con una natura permanente piuttosto che transitoria". Per promuovere realmente il miglioramento della salute della popolazione e la preparazione in materia di salute pubblica nell’ Ue “l’ infrastruttura dovrebbe riguardare dati sanitari di diverso tipo e assistere numerosi attori e agenzie a livello europeo", si legge in una nota di sintesi del rapporto.“Sistemi Ue impreparati, livelli di cure a rischio”
"I sistemi sanitari" europei "erano, e sono tuttora, impreparati ad affrontare il doppio carico di malattie trasmissibili e non trasmissibili. Da un lato hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente, fornendo più letti e attrezzature ospedaliere. Hanno anche dovuto assumere nuovi operatori sanitari, e la mancanza di personale medico e infermieristico è senza dubbio uno dei problemi più importanti emersi dall’ opinione degli esperti consultati. D’ altra parte, i vincoli finanziari si sono rivelati stringenti e ciò ha comportato spesso la revisione dei progetti di spesa in conto capitale e/o l’ interruzione o il ritardo di progetti considerati non essenziali e di ordini di acquisto per articoli anch’ essi non essenziali. Questi cambiamenti hanno messo a rischio tutti i livelli di prestazione delle cure".“Aumento spesa sanitaria non sostenibile”
"L’ aumento della spesa sanitaria non è sostenibile e i governi dovranno ridurre i loro deficit a livelli gestibili una volta terminata la pandemia", si legge ancora nel rapporto, commissionato da Bff a Fondazione Farmafactoring. "In caso contrario - è il monito degli esperti - non saranno in grado di affrontare le sfide ordinarie, come l’ invecchiamento della popolazione e l’ aumento dei costi sociali (in primis, pensioni e assistenza sanitaria). Anche nello scenario più favorevole, i Paesi dovranno far fronte a un debito significativo, il cui rimborso solleverà questioni importanti, soprattutto per quanto riguarda il principio di equità tra diverse generazioni", avverte il report curato da Vincenzo Atella e Joanna Kopinska.