Sanità, report Bff: “Ue adotti metodo misurazione prestazioni e standard minimi”

Dal report Bff Banking Group emerge che all'Ue manca un'infrastruttura dedicata ai dati sanitari: si rende necessaria una migliore organizzazione.

Sommario

  1. “Stati membri dovrebbero impegnarsi per costruire partenariati sanitari aperti a tutti”
  2. “Manca infrastruttura Ue su dati”
  3. “Sistemi Ue impreparati, livelli di cure a rischio”
  4. “Aumento spesa sanitaria non sostenibile”

"La Ue dovrebbe sviluppare un metodo condiviso per misurare le prestazioni dei sistemi sanitari, fissando standard minimi comuni di solidità. Inoltre, dovrebbe utilizzare le economie di scala della ricerca e delle conoscenze nel campo delle malattie non trasmissibili e implementare meccanismi di sorveglianza delle malattie e di consolidamento delle conoscenze scientifiche". È questa una delle raccomandazioni che emerge dalla IV edizione dell’ Healthcare Report ‘ Sanità pubblica europea: un sistema unico per la salute dei cittadini dopo l’ esperienza della pandemia di Covid-19’ , pubblicata da Bff Banking Group. Il rapporto, commissionato da Bff a Fondazione Farmafactoring, ha analizzato e confrontato i sistemi sanitari di diversi Paesi Ue: Italia, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

"La convergenza dei sistemi sanitari verso un paradigma di integrazione internazionale è improbabile - sottolinea il report - perché i costi per i bilanci nazionali sarebbero troppo elevati. Piuttosto che a un paradigma di integrazione, gli Stati membri sono favorevoli a un sistema di cooperazione. Tuttavia, date le minacce comuni, è auspicabile lo sviluppo di strategie condivise a livello Ue".

“Stati membri dovrebbero impegnarsi per costruire partenariati sanitari aperti a tutti”

"Gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a fondo nella costruzione di partenariati sanitari aperti a tutti, garantendo la coerenza e la non sovrapposizione tra piccoli progetti e programmi diversi e disgiunti, con particolare attenzione alla misurazione delle disuguaglianze nell’ accesso all’ assistenza sanitaria. La ricerca sanitaria interdisciplinare è fondamentale per affrontare l’ impatto dell’ invecchiamento sulla domanda e sull’ accesso alla salute in Europa, e il numero in rapida crescita di persone affette da patologie mentali", suggerisce il rapporto.

“Manca infrastruttura Ue su dati”

Dal report emerge che "l’ epidemia di Covid-19 ha reso evidente che l’ Ue manca di un’ infrastruttura dedicata ai dati sanitari, che sia coerente in termini di disponibilità e comparabilità degli stessi. Si riscontra una forte necessità di un’ organizzazione centrale per la gestione dei dati sanitari a livello europeo, compresi i dati sulla salute pubblica interpretati nel senso più ampio del termine e con una natura permanente piuttosto che transitoria". Per promuovere realmente il miglioramento della salute della popolazione e la preparazione in materia di salute pubblica nell’ Ue “l’ infrastruttura dovrebbe riguardare dati sanitari di diverso tipo e assistere numerosi attori e agenzie a livello europeo", si legge in una nota di sintesi del rapporto.

“Sistemi Ue impreparati, livelli di cure a rischio”

"I sistemi sanitari" europei "erano, e sono tuttora, impreparati ad affrontare il doppio carico di malattie trasmissibili e non trasmissibili. Da un lato hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente, fornendo più letti e attrezzature ospedaliere. Hanno anche dovuto assumere nuovi operatori sanitari, e la mancanza di personale medico e infermieristico è senza dubbio uno dei problemi più importanti emersi dall’ opinione degli esperti consultati. D’ altra parte, i vincoli finanziari si sono rivelati stringenti e ciò ha comportato spesso la revisione dei progetti di spesa in conto capitale e/o l’ interruzione o il ritardo di progetti considerati non essenziali e di ordini di acquisto per articoli anch’ essi non essenziali. Questi cambiamenti hanno messo a rischio tutti i livelli di prestazione delle cure".

“Aumento spesa sanitaria non sostenibile”

"L’ aumento della spesa sanitaria non è sostenibile e i governi dovranno ridurre i loro deficit a livelli gestibili una volta terminata la pandemia", si legge ancora nel rapporto, commissionato da Bff a Fondazione Farmafactoring. "In caso contrario - è il monito degli esperti - non saranno in grado di affrontare le sfide ordinarie, come l’ invecchiamento della popolazione e l’ aumento dei costi sociali (in primis, pensioni e assistenza sanitaria). Anche nello scenario più favorevole, i Paesi dovranno far fronte a un debito significativo, il cui rimborso solleverà questioni importanti, soprattutto per quanto riguarda il principio di equità tra diverse generazioni", avverte il report curato da Vincenzo Atella e Joanna Kopinska.

Di: Redazione Quotidiano Sanità Club - quotidianosanita.it

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