Il 46% degli infortuni sul lavoro e codificati come atti di violenza nei confronti del personale è avvenuto in ospedali, case di cura, istituti, cliniche e policlinici universitari. In particolare, il 28% si riscontra nei servizi di assistenza sociale residenziale, ovvero case di riposo, strutture di assistenza infermieristica e centri di accoglienza. Il restante 26% nel comparto assistenza sociale non residenziale. È quanto emerge dall’analisi dell’Inail, pubblicata in occasione della giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari.
Tre quarti degli assalti riguardano donne
Tre quarti delle aggressioni riconosciute dall’Inail riguardano donne. Il 64% di questi attacchi verbali e fisici avviene in ospedali e case di cura e l’80% nelle strutture di assistenza sociale, residenziale e non.
Tecnici salute i più colpiti
I più colpiti dalle aggressioni sono i tecnici della salute (oltre un terzo del totale dei casi). Si tratta di infermieri, ma anche di educatori professionali. Sono professionisti normalmente impegnati in servizi educativi e riabilitativi con minori, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, disabili, pazienti psichiatrici e anziani all’interno di strutture sanitarie o socioeducative.
5% dei casi di aggressione in sanità per i medici
Seguono, con il 25% dei casi, gli operatori sociosanitari delle professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali. E con il 15% le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati, soprattutto operatori socioassistenziali e assistenti-accompagnatori per persone con disabilità. Più distaccata, con il 5% dei casi di aggressione in sanità, la categoria dei medici, che non include nell’obbligo assicurativo Inail i sanitari generici di base e i liberi professionisti.