La Certificazione Unica 2026 porta una novità significativa per i medici e i professionisti sanitari in regime forfettario: il codice “24”. Questo codice serve a identificare in maniera precisa i compensi percepiti dai medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale (SSN), rappresentando una delle poche eccezioni all’esonero generale dall’obbligo di CU previsto dal 2024 per i forfettari. Pur senza modificare la tassazione dei redditi, il codice 24 ha un ruolo fondamentale nella tracciabilità dei compensi, distinguendo chiaramente quelli derivanti da rapporti convenzionati da quelli generici esonerati dalla certificazione.
Codice “24”: cosa significa per i medici
Il codice “24” non cambia le regole del regime forfettario, ma ha una funzione pura informativa. Indica che i compensi derivano da rapporti convenzionati con il SSN, come nel caso dei medici di base, dei pediatri convenzionati o di specialisti che ricevono pagamenti dagli enti pubblici. Per i professionisti sanitari, questo significa che, anche se normalmente esonerati dalla CU, i compensi percepiti nell’ambito di convenzioni devono essere correttamente certificati e trasmessi all’Agenzia delle Entrate con il codice appropriato. In questo modo si mantiene la semplificazione fiscale per i forfettari, senza creare vuoti informativi per i compensi legati al servizio pubblico.
Ad esempio, il dottor Rossi, medico di base in regime forfettario convenzionato con l’ASL, riceve compensi mensili per le visite domiciliari. Anche se rientra nel regime agevolato, la CU 2026 deve riportare il codice 24 per ogni pagamento proveniente dal SSN, garantendo che il suo reddito sia correttamente tracciato agli occhi dell’Amministrazione finanziaria.
Quando i medici devono usare il codice “24”
L’esonero dall’obbligo di CU introdotto dal 2024 non si applica a tutti i compensi dei forfettari. I medici convenzionati con il SSN continuano a ricevere compensi soggetti a certificazione. Il codice 24 deve essere utilizzato ogni volta che il compenso deriva da un rapporto convenzionato, indipendentemente dall’ammontare e anche se il professionista percepisce più compensi nell’anno. In pratica, se il pagamento proviene da un ente pubblico sanitario, la CU deve essere compilata con il codice 24. Questo accorgimento riduce il rischio di errori nella classificazione dei redditi e garantisce la correttezza dei dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate, proteggendo sia il medico sia l’ente erogatore da possibili contestazioni.
CU 2026: cosa cambia per i medici forfettari rispetto agli anni precedenti
Prima del 2024, tutti i forfettari ricevevano la CU senza distinzione. Con l’esonero generale, invece, la maggior parte dei professionisti non riceve più la certificazione. La CU 2026 introduce il codice 24, delineando in maniera chiara quali compensi restano soggetti a certificazione, ossia quelli derivanti da rapporti convenzionati con ASL, ospedali e altre strutture pubbliche.
Per il medico, questo significa che i compensi derivanti dal SSN non possono più essere ignorati. Devono comparire nella CU con il codice corretto, evitando problemi in sede dichiarativa e possibili controlli fiscali. L’articolo 119 del DPR 361/1957 e le circolari ministeriali confermano che la tracciabilità di questi compensi è fondamentale, anche quando il professionista è in regime forfettario.
L’impatto pratico della CU 2026 sui medici forfettari
Per i medici, la novità si traduce in un obbligo formale, più che sostanziale. Non cambia la tassazione né la gestione dei redditi in regime forfettario, ma richiede attenzione nella verifica della CU ricevuta. Ogni professionista convenzionato deve assicurarsi che i compensi percepiti dal SSN siano indicati correttamente con il codice 24.
Per le ASL e le strutture pubbliche, invece, la novità impone maggiore precisione nella compilazione della certificazione, evitando che l’esonero generale generi omissioni o errori. L’obiettivo della norma è chiaro: mantenere la semplificazione fiscale per la maggioranza dei forfettari, garantendo allo stesso tempo la tracciabilità dei compensi pubblici, con benefici sia per i professionisti sia per gli enti erogatori.