A distanza di tempo dall'entrata in vigore della Legge 113/2020 e soprattutto dopo il recente potenziamento normativo del 2024, il bilancio sulla sicurezza negli ospedali italiani resta in chiaroscuro. Se da un lato lo Stato ha deciso di intervenire in maniera anche pesante dal punto di vista legislativo, i più recenti dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie (ONSEPS) dicono che la strada verso una corsia sicura è ancora tutta in salita.
Il "pugno di ferro" normativo
Il 2024 e il 2025 hanno segnato una svolta cruciale sul piano del diritto. Con il decreto-legge 137/2024, il legislatore ha introdotto uno strumento potente: l'arresto in flagranza differita. Questa misura permette alle forze dell'ordine di arrestare l'aggressore fino a 48 ore dopo l'evento, a patto che esistano prove video o documentali inequivocabili. Oltre a ciò, sono state inasprite le pene per il danneggiamento di beni all'interno delle strutture sanitarie (fino a 5 anni di reclusione). L'obiettivo era chiaro: eliminare quel senso di impunità che regnava nei corridoi dei Pronto Soccorso. Tuttavia, la legge da sola non basta se mancano presidi di polizia fissi in tutti gli ospedali h24, una richiesta che i sindacati continuano a urlare a gran voce.
I numeri del 2025
Secondo l'ultimo rapporto dell'ONSEPS pubblicato il 12 marzo 2026, nel corso del 2025 si sono registrate quasi 17.981 aggressioni. Anche se il numero totale di episodi appare in leggerissimo calo rispetto al 2024 (che ne contava 18.392), balza agli occhi un dato preoccupante: il numero di operatori coinvolti è passato da 22.000 a oltre 23.300 professionisti. Questo significa che le aggressioni stanno diventando più “collettive” o feroci, e coinvolgono spesso interi team di turno. La tipologia di violenza resta prevalentemente verbale (69%), ma quella fisica (25%) continua a rappresentare un quarto dei casi totali.
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Infermieri e donne nel mirino
I dati confermano una tendenza ormai cronica: il 55% delle vittime sono infermieri, seguiti dai medici (16%) e dagli operatori socio-sanitari (11%). Ma è il dato di genere a essere più amaro: oltre il 60% delle aggressioni colpisce le donne.
I luoghi di "frontiera" restano i Pronto Soccorso, i reparti di psichiatria e i servizi di emergenza territoriale (118). La causa scatenante? Nella maggior parte dei casi si tratta di pazienti o familiari esasperati dalle attese, ma la realtà è che il personale sanitario è diventato il parafulmine di un sistema strutturalmente sotto organico.
La piaga del "sommerso": quando la denuncia non arriva
C'è un dato che i bollettini ufficiali non riescono a catturare appieno: il sommerso. Recenti indagini delle federazioni professionali (come FNOPI e FNO TSRM-PSTRP) rivelano che solo il 15% degli episodi viene denunciato formalmente. Molti operatori considerano ormai l'insulto o lo spintone come "parte del mestiere" o temono ritorsioni e lungaggini burocratiche.
Questo divario tra i dati reali e quelli ufficiali suggerisce che il fenomeno potrebbe essere fino a tre volte più vasto, con stime sindacali che ipotizzano oltre 130.000 eventi l'anno se si considera anche l'invisibile violenza quotidiana che non finisce nei verbali di polizia.